A Royal Weekend

Nel giugno 1939 il Presidente Franklin Delano Roosevelt e sua moglie Eleanor ospitano il re e la regina d'Inghilterra per un weekend nella tenuta della madre del presidente, chiamata Hyde Park on Hudson. Gli inglesi sono sulla soglia del conflitto con la Germania di Hitler e hanno disperatamente bisogno dell'aiuto degli Stati Uniti. Non per niente, si tratta della prima visita in assoluto di un monarca inglese in terra americana. Complice un picnic a base di hot dogs, il weekend si rivelerà l'occasione per l'avvio di una relazione speciale tra i due Paesi. 

Ciò che il film di Michell tenta di fare, per movimentare la drammaturgia e tingere di romanticismo l'insieme, è un parallelo con un'altra relazione speciale, quella tra il carismatico Roosevelt e la dimessa Daisy: una relazione che parte da una parentela di quinto grado e si fa presto più intima, pur restando segreta fino alla morte di lei. 
Immerso in scenari naturali spettacolari, A Royal Weekend (come recita bizzarramente il titolo "italiano") sfoggia la sicurezza del prodotto che ha dalla sua un pugno di attori perfetti, tra i quali spiccano Murray e Linney per l'aderenza alla parte, ma ancora di più Samuel West e Olivia Williams, aiutati dai personaggi più belli e più spessi: quelli di "Bertie" e di Eleanor Roosvelt, che da sola basterebbe a riempire non un film ma una serie in più stagioni. 
Tanta sicumera, però, induce il film a trascurare colpevolmente la sceneggiatura, che finisce per soffrire degli stessi problemi di cui soffre il personaggio che ha scelto come occhio interno: come la cugina, resta sulla soglia, non è curiosa e non incuriosisce. Se Daisy, disponibile e silenziosa come un pezzo di mobilio, rimane sconvolta da ciò che scopre a proposito del suo amico presidente, lo spettatore, per contro, faticherà a solidarizzare con tanta ingenuità, così come a credere che sia stata una chiacchierata del dopo cena tra i due uomini -pur ben scritta, lo squarcio più riuscito dell'insieme- a far abbandonare all'America il proposito isolazionista. 
L'occasione, in definitiva, è leggera come un appuntamento per il tè del pomeriggio e troppo va perso di quel che poteva nascere dall'incontro-scontro delle due civiltà e resta invece soltanto accennato.
La prospettiva obliqua e semisconosciuta, che aveva funzionato per Marilyn, trova qui un ostacolo non da poco nell'aver a che fare con un personaggio poco dinamico e con un materiale narrativo non abbastanza sviluppato. Il piccolo grande evento dell'incontro tra Roosevelt e Giorgio VI ha fatto la Storia ma non farà quella del cinema.